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IO NON SONO UN GABBIANO
ispirato a Il Gabbiano di A. Cechov
15 | 18 Febbraio

Ideazione e regia: Stefano Cordella

con: Francesco Meola, Camilla Pistorello, Umberto Terruso, Dario Merlini, Dario Sansalone, Camilla Violante Scheller, Daniele Crasti, Fabio Zulli

disegno luci: Giuliano Almerighi e Stefano Capra

tecnico: Stefano Capra

sound design: Gianluca Agostini

costumi: Stefania Coretti e Simone Pisani

assistente alla regia: Noemi Radice

organizzazione: Valeria Brizzi

con il sostegno di Armunia- Centro di Residenze Teatrali

Durata spettacolo: 90 minuti

Un funerale. Quello di Arkadina, la celebre protagonista del capolavoro cechoviano. Così inizia “Io non sono un gabbiano”, una drammaturgia originale, frutto del lavoro di scrittura della Compagnia Oyes, che si confronta per la seconda volta con un testo di Cechov, dopo il successo di “Vania”.

Note di regia

Nella nostra rivisitazione del classico cechoviano è sempre l’amore a dominare le relazioni e i conflitti tra i personaggi, un amore inquinato dal bisogno di essere considerati e apprezzati, tra narcisismo e rappresentazione, un amore performativo che reclama attenzione e originalità.

“Sono necessarie forme nuove, e se non ce ne sono allora niente è necessario” questo è l’assunto che muove Kostia. Il giovane artista prova a sganciarsi dalle convenzioni di cui la madre è simbolo sgretolando i confini tra finzione e realtà con una sovrapposizione di piani che stravolge qualsiasi rapporto interpersonale. Ogni personaggio è pedina più o meno consapevole di questa dinamica e tutto diventa performance: dalle più semplici e “banali” dichiarazioni d’amore al momento della morte, ultimo grande show.

Sembra che i personaggi di questa commedia facciano di tutto per non essere felici, come se ci fosse una inesorabile tensione al fallimento. I pochi che provano a togliersi la morte di dosso risultano patetici, ridicoli o si scoprono già morti. Non sarà né il successo né l’illusione di una vita migliore a salvarli dalla melma in cui galleggiano. Forse solo la consapevolezza, la capacità di sopportare una vita infelice, mettendo da parte quei sogni di gloria così tremendamente vivi in gioventù.

Un quadro spietatamente tragicomico di una società devitalizzata senza azione e senza speranza.

“Voi rimproverate la mia obiettività” scriveva Cechov a Suvorin “la chiamate indifferenza al bene e al male, mancanza di ideali e via dicendo. Vorreste che, descrivendo i ladri di cavalli, dicessi ‘rubare è male’. Ma questo è già noto anche senza di me. Per condannarli ci sono i giudici, a me spetta di mostrarli come sono e basta”.

 

[…] Interessante la ricostruzione, in Cechov solo raccontata nel quarto atto da Kostja, del loro amore infelice: in effetti un bel materiale su cui improvvisare. Insomma uno spettacolo con molti spunti stimolanti e una compagnia affiatata, energica, dinamica […]

Fausto Malcovati, Hystrio, luglio 2017 (3.2017)

Dopo l’esito fortunato di “Vania”, Oyes si misura con una nuova avventura cechoviana, proponendo una riscrittura in chiave contemporanea de “Il Gabbiano” con risultati ancora, nel complesso, felici. […] Insomma, nessuno di loro riesce a volare come un gabbiano, e lo spettacolo di Oyes accentua la disperazione intrisa di melanconia di ogni personaggio, […] benvenga una giovane compagnia capace di misurarsi con un classico che ancora oggi si presta ad interpretare le disillusioni del presente.

Mario Bianchi, Krapp’s last post, 14 giugno 2017

Sempre grandi intuizioni ci regalano gli Oyes, giovane gruppo milanese che dopo Vania si ripete sulla stessa onda di pensiero da un classico russo, con questo personalissimo “Io non sono un gabbiano”. Un conflitto suddiviso in molte facce per delineare e affrescare una tristezza esistenziale e un’infelicità grigia in una serie di confessioni e j’accuse, recriminazioni che non danno sollievo ma incancreniscono.

Tommaso Chimenti, Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2017

 […] Tutti insieme, concorrono come meglio non si sarebbe potuto alla riuscita dell’operazione: che è quella, e scusate se è poco, d’immaginare quanto Cechov non ha scritto e, invece, ha pensato mentre s’accingeva a mettere sulla carta il plot e i personaggi del capolavoro in questione.

Enrico Fiore, Controscena.net, 5 giugno 2017

[…] con l’autore russo non basta mai, riscrivere s’intende. Perché sembra non servire. E lo sa bene la Compagnia Oyes che evita rocamboleschi miracoli creativi, ma procede dritto, senza interruzioni e trovate astruse. Io non sono un gabbiano è Čechov allo stato puro, non è pretesto per parlare di storie proprie, è pretesto per parlare di un autore.

Doriana Legge, Teatro e Critica, 23 giugno 2017


febbraio
15 2018

Dettagli

Dal: 15 febbraio
Al: 18 febbraio
Categorie Spettacolo: ,