di Euripide

Prima Nazionale nel Ciclo di Spettacoli Classici 4-5-6 ottobre 2019 presso il Teatro Olimpico di Vicenza

DISPONIBILITA’ DA OTTOBRE 2019

con Romina Mondello, Alessandro Averone e cast in via di definizione

Regia Elena Bucci

Prod. Tieffe Teatro e Olimpico di Vicenza

Come per miracolo, attraverso i secoli, le parole delle tragedie bruciano ancora di emozione e verità, nonostante le corruzioni dei testi, nonostante i necessari tradimenti delle traduzioni, le mutazioni del costume, della politica, delle culture. Evocano la grande nostalgia per la catarsi, la collettiva condivisione di pensieri e sentimenti che diventa comprensione e sollievo, trasformazione e crescita verso la saggezza: proprio quello che manca in questa epoca nella quale siamo sovraccarichi di carabattole e orfani di nutrimento spirituale. Non sappiamo come venivano recitate o cantate, come fossero forse danzate, ma appaiono subito come una partitura scritta per un’assemblea che sa praticare le arti come fossero una medicina quotidiana e si raccoglie in sé per ritrovare storia, memoria, capacità di immaginazione, che vuole condividere e superare insieme dolore e gioia, lutto e rinascita. Forse per ritrovare il profumo della consapevolezza e dell’unità di quell’assemblea ancora ci apprestiamo a rivivere il mito. Se chiudo gli occhi, come quando da bambina chiedevo il dono di poter vedere anche soltanto per un attimo la vita del passato che studiavo sui libri, posso immaginare i luoghi d’incanto scelti con cura per erigere i teatri, li vedo pullulare di persone nel fervore dei giorni di festa e di incontro, posso immaginare la vita degli schiavi che consentivano a pochi privilegiati di tessere letterature e filosofie. Poi apro gli occhi e siamo qui, assediati dalle domande del presente, che somigliano ancora tanto a quelle suscitate dai testi antichi. 

Cerco di immaginare Medea attraverso la visione di diversi autori e nelle sue diverse età. Vedo la ragazza de Le Argonautiche di Apollonio Rodio, la vedo colpita dal capriccioso Cupido e sconvolta dall’amore fatale per Giasone, che la porterà a tradire famiglia e patria, la vedo piangere, meditare il suicidio, la vedo palpitare e cedere. La vedo donna e madre nella tragedia di Euripide, capace di argomentare le sue ragioni con abilità e forza e di condurre una battaglia senza scampo contro Giasone che l’ha tradita. La vedo nel testo di Seneca, maga prodigiosa e spaventevole, quasi privata delle umane debolezze che ce la rendono più vicina. E quante altre Medee hanno affascinato gli scrittori. Chi è dunque la nostra Medea? è una ragazza innamorata e orgogliosa? è una donna che possiede sapienze e poteri speciali? una strega, una maga? è una regina in esilio che per amore ha sacrificato tutto, anche i suoi cari, la terra, la libertà? è una donna che lotta per proteggere i propri figli e che li sottrae ad una vita di schiavitù o una leonessa ferita nell’orgoglio che vuole distruggere tutta la felicità che potrebbe appartenere all’uomo non più suo che va verso una nuova sposa e una nuova vita?

Quante Medee sacrificano la vita e la gioia dei figli in nome della loro delusione e furia? Quante donne hanno dovuto subire la prepotenza di uno sposo che ha preso tutto da loro e che, una volta sazio, vuole andarsene verso nuovi banchetti senza essere disturbato dalle domande del dolore? Come può Medea, dopo l’assassinio dei figli, correre verso una nuova vita volando sul suo magico carro?

Per la forza di tutte queste domande irrisolte che sempre rimarranno tali, ci avventuriamo a vivere sulla scena questo mito immortale: per tentare di comprendere, per comprenderci a vicenda, per osare, con gli strumenti del teatro, un piccolo passo verso la consapevolezza. 

LA SCENA E I SUOI ELEMENTI

Il palcoscenico sarà attraversato da tre lunghi tappeti rossi che dal fondo scivolano verso il pubblico e da uno trasversale in proscenio: lussuosi e attraenti percorsi obbligati attraverso la cui geometria si snodano i destini dei personaggi: Medea, Giasone, la nutrice, il pedagogo, Egeo, il coro. Una poltrona al centro accoglie Medea, altre, tutte diverse, a destra e a sinistra sono il rifugio del coro e degli altri personaggi. Bianca come una sposa è Medea e neri come officianti od orchestrali tutti gli altri.

La musica si intreccia alle parole, le strappa dal parlato per farne un canto. 

La luce accompagna questo ultimo giorno chiesto da Medea a Giasone con l’inganno come fosse un sudario.

(NOTE PER UN ALLESTIMENTO DI MEDEA di Elena Bucci)

Per la programmazione
Emilio Russo – emilio.russo@tieffeteatro.it 3484108848
Marcella Formenti – programmazione@tieffeteatro.it 3383074273 

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