IL FORMAT

A TITOLO PRECARIO

Apparteniamo a una generazione in continua ricerca. In cerca di un’identità, in cerca di un modo per comunicare, in cerca di una direzione da intraprendere con determinazione e soddisfazione.
Oggi ci sembra che il concetto di collettività sia scomposto in favore di una individualità contratta, timorosa, silenziosa, chiusa. Ci sembra necessario abbattere questi silenzi, cercare un dialogo, cercare i modi, i luoghi e i tempi per tornare ad essere parte di una collettività.

Da queste idee e considerazioni è nato il format A TITOLO PRECARIO che si compone da più “puntate”. Siamo partiti da quella ressa di risposte per risalire ad alcune domande importanti per noi, come… In cosa crediamo? Cosa vogliamo? Quale mondo faremo?

Ma… Come non prendersi troppo sul serio affrontando ciò che di più serio riguarda la nostra generazione? Attraverso un gioco diretto in cui noi e il pubblico giochiamo la stessa partita.
Vogliamo fare la ceretta ai peli sulla lingua, censurare la censura, dare un calcio in culo al pudore, sbeffeggiare un futuro incerto al confine tra il tragico e il comico. Un futuro che abbiamo immaginato in vetrina, come un desiderio, l’unico possibile. Come un “si guarda ma non si tocca”, un futuro di fronte al quale non ci riconosciamo e che vorremmo reinventare. Ma la ricerca di un futuro implica la comprensione del presente. In un presente affollato di risposte, facili, preconfezionate, vengono meno le domande.

Il progetto si ispira all’idea di “complesso”, di gruppo, dove noi siamo a un tempo compositori, esecutori e strumenti: una moltitudine che si rende “uno”. L’azione teatrale vuole essere nel vivo del presente, ora e adesso. Ed ecco che l’urgenza generata dall’improvvisazione in scena si collega direttamente all’urgenza provocata dalla precarietà esistenziale in cui si trova la nostra generazione. Precarietà che a teatro è un’opportunità e che sul palco diventa volàno di una macchina scenica. L’azione improvvisata e collettiva prende vita mescolandosi alla scrittura individuale. Voci, corpi e urgenze si intersecano sulla scena nel condiviso bisogno di partecipare.

Cinque attori in scena tutti dentro dall’inizio e nessuno fuori fino alla fine. Due microfoni, una stazione di controllo audio con mixer e loop station, e una

Associazione Culturale Thè A Tré Via Nuova 10, 10133 Torino CF. 978009340017 / P.IVA 11822280019 associazioneculturaletheatre@gmail.com / Tel. 3409539742

Thè A Tré Associazione Culturale

multipresa a ciabatta elettrica a scandire luci e buio
Cinque ragazzi partiti dalle strade che non portano mai a niente, passati dai vicoli affollati del sabato sera, dalle vasche per le vie del centro, dalle piazze invase da qualunquismi provano ad arrivare a una rivoluzione in cui non crede più nessuno. Cinque prospettive che marciano insieme miscelate in un caleidoscopio di suggestioni nel quale le singole voci di ognuno tentano di affermarsi sulla scena come nella vita.

POETICA DELLA COMPAGNIA

Il progetto si ispira all’idea di “complesso”, dove noi, sempre in scena, siamo a un tempo compositori, esecutori e strumenti. Partiamo da un’urgenza, la nostra, reale. Ma cos’è l’urgenza per noi? L’urgenza è il fanculo, è non andare per il sottile, è il ridere forte, fare la ceretta ai peli sulla lingua, dare una sculacciata al pudore, insomma, doverla dire! In scena ci siamo noi, la nostra generazione e la realtà che ci circonda. Parliamo del mondo che ci hanno lasciato, che vorremmo e che faremo.

Ci siamo permessi di avere dei dubbi, ci siamo presi il lusso di essere indipendenti, utilizzando testi e musiche originali. Ci siamo dati un titolo, precario, e ci siamo detti: “la tecnologia è ormai parte integrante della quotidianità di tutti noi, la tecnologia dev’essere parte del nostro progetto” e così la tecnologia si è imposta anche nel nostro processo creativo: come fosse un sesto attore, un protagonista o un servo di scena o tutte queste cose insieme. Abbiamo giocato a dargli una voce noi, a questa tecnologia, come piccoli Frankenstain alle prese con un corpo inerte da animare e ci siamo divertiti noi, allegri chirurghi troppo cresciuti, gli abbiamo prestato la nostra voce e la voce di altri, gli abbiamo

affidato le nostre parole e le parole di altri, gli abbiamo prestato il nostro tempo, gli abbiamo addirittura prestato il nostro palcoscenico, gli abbiamo affidato le nostre luci di scena e ora che, in scena c’è anche lei (o lui), la tecnologia, grazie a noi, ora che può parlare e può agire insieme a noi e grazie noi, questo nostro sesto uomo, il nostro panchinaro di scena, la nostra Creatura Tecnologica invece ci ha colti impreparati e ci sorprende ogni sera sempre più impreparati, come i maestri che sono stati superati dall’allievo, forse siamo stati soggiogati e relegati a marionette di quel qualcuno che parla

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come noi ma non siamo più noi? forse ora siamo noi gli scritturati e lui (o lei) il regista? a volte veniamo redarguiti, a volte coccolati, siamo sedotti, spronati e ingannati dalle nostre stesse voci, dalle nostre stesse parole, a volte ci viene data la luce altre volte il buio, come si fa con le galline negli allevamenti intensivi, come si fa nei locali notturni, come si fa nelle fabbriche, come si fa nei teatri… perché si sentano sempre in difetto le galline, perché siano sempre in ritardo le galline, le vogliamo disorientate le galline, le vogliamo concentrate le galline, le vogliamo confuse le galline…perché solo così potranno produrre più uova…

Questa nostra mostruosa protesi tecnologica si compone di due microfoni, una stazione di controllo audio con console e loop station e una multipresa elettrica “a ciabatta” per la regolazione luce, il tutto “on stage”, davanti agli occhi di tutti.

LINGUAGGIO ARTISTICO

Azione frontale in stile stand up comedy, testi e contributi audio originali

TEASER

https://drive.google.com/file/d/1eS- LFTGnfcaPNQ9T29Uk_nlDO0_33zky/view?usp=sharing

REFERENTE COMPAGNIA

Gaia Baudino Bessone associazioneculturaletheatre@gmail.com tel. 3409539742

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