testo e regia: salvatore cannova

con: benni aiello, alessandro di feliciantonio, chiara gambino assistente alla regia: clara ingargiola
produzione: Fenice Teatri – G273 Produzioni

Link video prove:

Link curricula: https://drive.google.com/open?id=1Gi025nsRB5KWTI1hZfRJ0biJOUsDrBiv

C’era una volta, e c’è ancora, un Cavaliere.
Il Cavaliere vuole che tutto sia in ordine. Il Cavaliere non da mai penitenze, solo premi. Il Cavaliere, ogni giorno, decide chi sarà la principessa. Il Cavaliere ama le sue piccole dame e le difende dai pericoli del regno: per questo non le fa uscire mai da questa stanza.

Un uomo in carriera (il Cavaliere), con moglie e figli, rapisce segretamente due ragazzine appena adolescenti (Dama Isotta e Dama Ginevra) e le rinchiude in una stanza. All’interno di essa ci sono soltanto una scatola piena di giochi, due cuscini e due coperte. Una porta e una finestra sul tetto sono gli unici collegamenti con l’esterno. Ogni giorno il Cavaliere va a trovare le sue piccole dame e vuole che, al suo arrivo, tutto sia in ordine. Chi tra Dama Isotta e Dama Ginevra sarà più ordinata, avrà la possibilità di scegliere il gioco del giorno; chi vincerà il gioco del giorno, diventerà di diritto la Principessa della stanza. La principessa ha tanti privilegi, come scegliere cosa mangiare e quando dormire. Ma il privilegio più grande di tutti arriva alla fine della giornata: concedersi al Cavaliere.

La stanza dei giochi è una storia che parla di pedofilia. Denunciando i comportamenti di un disturbo profondo, ne analizza le cause e gli effetti: metafora di una società malata e perversa che nel proprio intimo svela la sua brutalità; metafora di chi, più forte, ne approfitta della propria posizione sfruttandola a proprio piacimento e vantaggio.

È anche il racconto di una conoscenza nata dal senso di sopravvivenza, che divora le coscienze e apre le porte per un incerto e inaspettato mors mia vita tua.
La stanza dei giochi è una riflessione sul proprio io, quello più intimo e perverso che non sempre si manifesta; quell’io che a volte rimane latente per tutta la vita e che, non affrontato, porta a un’inspiegabile condizione di disagio costante.

È la cronaca di un dramma che apre le porte all’analisi di un malessere sociale, una febbre meschina che sembra non avere alcuna cura; è il principe che, con un bacio, addormenta una Biancaneve insonne.

Come gruppo, crediamo nell’incontro scenico, e quindi umano, tra attore e regista: crea cooperazione costruttiva, maggiore attaccamento al progetto e permette, ad entrambi, una crescita continua. La regia, quindi, è il frutto di una serie di laboratori che portano proprio a questo incontro e all’incontro finale, quello con il pubblico.

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